Parigi: grande successo per il debutto di Marina Rebeka nel ruolo di Elisabetta

classica

"Trovatore" visionario a Ravenna, impostato su una drammaturgia astratta e costruita su proiezioni fotografiche di luoghi tra lo storico e l'industriale. Elementi esterni al dramma verdiano erano gli interventi narrativi che illustravano passo passo la vicenda e la spazializzazione del suono. Ben equilibrata la compagnia di canto, misurato il coro e un poco in ombra l'orchestra.

A quarant'anni dall'esordio scaligero torna a Roma, dove già la si era vista varie volte, la Bohème di Franco Zeffirelli. Ma gli anni passati hanno deposto un denso strato di polvere su uno spettacolo che allora era sembrato giovane e nuovo.

Spettacolo caratterizzato da intenzioni registiche e scenografiche costellate di elementi simbolici. Ma prevale in definitiva una spettacolarità tipicamente areniana, molto colorata e popolata. Direzione d'orchestra non particolarmente incisiva. Convincenti le prestazioni di Cura (Calaf) e della Carosi (Liù), tenuta vocale non sempre controllata della Casolla in Turandot. Buona la resa del coro.

Il baritono Placido Domingo infiamma il pubblico degli Arcimboldi in una zarzuela degli anni Trenta profumata di rosolio d'antan.

Applausi per la direzione di Zubin Mehta e per la Desdemona di Barbara Frittoli, molte contestazioni per il protagonista e per la messinscena, firmata dal pur reputatissimo Lev Dodin, del capolavoro di Verdi da Shakespeare, andato su al Maggio Musicale Fiorentino.

Ultima opera del Festival Verdi 2003, questo "Nabucco" si presenta scenicamente speculare. Inizio e fine nel marmo scuro del tempio ebaico, mentre la parte centrale nel vivace rosso di Babilonia. Equilibrata la regia di Charles Roubaud. Leo Nucci (Nabucco) e Ferruccio Furlanetto (Zaccaria) emergono per classe ed esperienza, Susan Neves (Abigaille) punta all'effetto e Gloria Scalchi tratteggia in maniera adeguata la sua Fenena. Di navigato carattere ed efficacia la direzione di Bartoletti. Protagonista sopra tutti il coro. Succeso di pubblico finale.

Spettacolo di grande raffinatezza e vivacità, leggermente in contrasto con una interpretazione musicale che privilegia l'aspetto malinconico e lirico della partitura.

Un ensemble di virtuosi sul palcoscenico e nella buca d'orchestra contribuiscono all'eccellente risultato della nuova produzione di Idomeneo a Glyndebourne.

Spettacolo spoglio, essenziale, molto applaudito il Flauto Magico messo in scena a Cagliari da Stephen Medcalf. Pochi oggetti di scena e il resto giocato sulle luci, i costumi le coreografie dei Pilobolus. Ottimo il cast, con Giuseppe Filianoti nei panni di Tamino e Sandrine Piau in quelli di Pamina.

Dominio assoluto della tastiera, calibratura del suono e un pensiero musicale del tutto inusuale. Un po' virtuoso, un po' asceta, Pogorelich fa discutere.

Un tuffo nello humor inglese con un allestimento efficace della comic opera "The Mikado", con un affiatatissimo cast. Ovazioni da parte del numerosissimo pubblico.

L'opera di Lachenmann in un nuovo allestimento e con nuove soluzioni spaziali ha convinto per intensità, ma soprattutto, per immediatezza.

In omaggio a Giuseppe Patané, un Barbiere di Siviglia all'antica, con Gianluigi Gelmetti direttore e capocomico. Il risultato è superficialmente divertente ma non rende giustizia alla vera natura della comicità rossiniana.

Tiepido successo per un Don Pasquale "ammodernato" da una regia indovinata ma poco aiutata dagli interpreti

Delude la "Jenufa" dello Châtelet. Stéphane Braunschweig non sa ripetere il miracolo che si produsse nel '96. Le principali debolezze si rintracciano nella fossa da cui l'Orchestre de Paris sotto la bacchetta di Sylvain Cambreling dà una lettura sbiadita della partitura di Janacek. Anche Karita Mattila non pare all'altezza della sua reputazione. Invece, estremamente convincente è stato il cast maschile.

Va in scena al Théâtre des Champs Elysées "La Cenerentola" rossiniana. Un successo accolto calorosamente dal pubblico. Irina Brook approfitta dell'estetica dell'opera buffa per giocare sulle citazioni e gli ammiccamenti. Un cast travolgente conquista il pubblico. Evelino Pidò guida a meraviglia il virtuoso Concerto Köln spingendolo a tempi assai rapidi.

La Roma ideale è servita: stilizzazioni neoclassiche per la Clemenza di Tito andata su al Maggio Musicale con la regia di Federico Tiezzi. Dopo Monteverdi e Haendel, Ivor Bolton dirige con calore e felicità il suo primo Mozart fiorentino. Nel cast spicca sopra tutti un indimenticabile Sesto: Monica Bacelli.

Grande successo per il debutto wagneriano del festival di Glyndebourne, con la nuova produzione di Nikolaus Lehnoff che riconferma il suo tocco di Mida ed una eccezionale Nina Stemme nel ruolo di Isolde.

Sezioni musicali composte e stabilite fin nel più piccolo dettaglio; improvvisazione collettiva – determinazione e indeterminazione -; prestiti stilistici, citazioni e melodie dal sapore etinico; live eletronic, jazz, tonalità e avanguardia: questo e molto altro nella prima opera del compositore austriaco Wolfgang Mitterer. Eppure sarebbe un grave errore parlare di "postmoderno".

Una cornice visiva e un impianto registico tradizionali per un allestimento che ha il suo punto di forza nella direzione di Yves Abel.

"Werther" torna in scena all'Opéra di Lione. La regia di Willy Decker sceglie la via dell'evocazione, evitando i toni positivisti. Musicalmente questa produzione consacra il talento del giovane tenore Gwyn Hugues Jones. Buona anche la prestazione dell'orchestra stabile del teatro.

In un piccolo teatro restaurato alla maniera dei Bibiena, è andata in scena nell'omonima cittadina aretina la prima ripresa moderna della Semiramide Riconosciuta di Porpora su libretto del Metastasio: attraverso una realizzazione non sempre musicalmente impeccabile, è stato possibile testare la qualità della scrittura vocale e strumentale del suo autore, rinomata soprattutto per la prima componente, ma rilevante pure per la seconda.

Passati 10 anni dalla prima di questo allestimento della Calisto, la regia di Herbert Wernicke è più attuale che mai e sembra volerci ricordare che la sola esecuzione leggittima per le opere del Seicento è quella in forma scenica, differentemente dall'uso instauratosi di presentare al pubblico noiose e scialbe esecuzioni concertanti.

Prima opera del Festival verdi 2003, questi "Lombardi" hanno vissuto le proprie vicende all'ombra del Muro del Pianto, ribadendo a più riprese – grazie alla peraltro efficace lettura del regista Lamberto Puggelli – che la guerra è una brutta cosa. Tra le proiezioni scenografiche realizzate su di un palcoscenico libero da inutili orpelli, hanno raccolto gli applausi, tra gli altri, Michele Pertusi, Alessandra Rezza e Vincenzo La Scola. Vigorosa la direzione di Renato Palumbo. Rinato entusiasmo del Teatro Regio di Parma

Un allestimento scenograficamente nullo per dare spazio all'inventiva registica e un cast vocale di buona esperienza sotto la bacchetta ottimale di Jurowski

Buon esito di Vita di Marco Tutino principalmente per merito di Anna Caterina Antonacci e Michele Pertusi, protagonisti di un'opera che porta in scena l'agonia di una malata terminale di cancro

Ozawa conduce l'orchestra con raffinatezza e ne estrae tutte le peculiarità espressive, ricordandoci che in un particolare periodo della storia della musica "romanticismo" e "strutturalismo" vivevano sotto lo stesso tetto orchestrale.

Lettura stringata di Muti, per uno spettacolo dominato dominato da Leo Nucci. Fischi e insulti alla fine del Primo atto, seguiti dal pentimento del trionfo finale. Regia poco incisiva.

Applausi a scena aperta per l'Ophélie di Natalie Dessay e trionfo per l'Hamlet di Simon Keenlyside nella prima produzione londinese dal 1910 del lavoro di Thomas.

Una messinscena generosamente compromessa con la realta': nel Fidelio che inaugura la sessantaseiesima edizione del Maggio Musicale Fiorentino al Teatro Comunale di Firenze, l'ambientazione e' in un lager moderno e alla fine i Nostri arrivano circondati da telecamere e microfoni-giraffa. E stavolta le cose di cui si parla sembrano troppo vicine per poter fischiare: applausi generosi per il regista Robert Carsen e per i suoi collaboratori. Poco efficace la direzione di Paavo Jaervi, al suo debutto nell'opera.