Parigi: grande successo per il debutto di Marina Rebeka nel ruolo di Elisabetta

classica

La prima assoluta della composizione che Nyman ha scritto per Sentieri Selvaggi e Cristina Zavalloni, al centro di un concerto dedicato alle ultime generazioni di compositori britannici.

Ottima prova del direttore Daniel Oren e di un validissimo cast vocale nel Barbiere di Siviglia che ha ripetuto il successo di cui tradizionalmente gode Rossini a Trieste.

Un allestimento di buon impatto visivo e con alcune felici scelte interpretative sul piano musicale. Nel cast ha avuto particolare successo Roberto Frontali, un Boccanegra di vigorosa autorevolezza.

Quando il direttore arriva in tenuta militare a dirigere gli orchestrali, ugualmente in uniforme, mentre nei titoli scorrevoli si prega il pubblico in dialetto svizzero di lasciare accesi i cellulari, programmando preferibilmente una suoneria con musica di Beethoven o Schubert "per far piacere a Nikolaus", si capisce che nella messinscena zurighese della "Grande Duchesse de Gérolstein" tira aria da carnevale. L'attualizzazione dei dialoghi da parte del regista Jürgen Flimm estremizza la carica satirica del libretto di Meilhac e Halévy, accentuando l'elemento 'nonsense' nella recitazione degli attori e nelle situazioni, ma soprattutto creando una babele linguistica che sembra rappresentare una specie di Unione Europea in guerra contro un nemico comune, apparentemente gli Stati Uniti. Così Fritz porta il kilt scozzese, il generale Boum è rappresentato come tedesco (sui pattini!), Puck è un italiano del tipo Pasqualino Settebellezze, mentre il principe Paul è un olandese perseguitato dalla cronaca rosa. Nonostante l''infedeltà' al testo, la messinscena resta tutto sommato fedele allo spirito dell'operetta di Offenbach, mantendendone almeno il parte la forza satirica nel descrivere un mondo fatuo che si diverte a far guerra solo per distrarsi. Peccato che dopo un travolgente primo atto il gioco mostri la corda, e il mordente dell'azione scenica si affievolisca del tutto nel terzo.
Il vero regista della serata è comunque Hanoncourt, che dirige l'orchestra dell'Opernhaus con trascinante verve, divertendosi visibilmente un mondo a dipanare la matassa melodrammatica offenbachiana in continui fuochi d'artificio. Quasi perfetto il cast, con in testa una Marie-Ange Todorovitch di grande statura vocale e in bilico tra sensualità ed ironia. Impeccabili Christoph Strehl e Martina Janková, e affiatatissimo il trio Chausson-van der Walt-Winkler.
Lunghi applausi agli interpreti, al direttore e al regista (assente), che hanno risposto, nello spirito della serata, ballando un cancan.

Immerso negli anni Sessanta pseudo-kennediani, il "Ballo" di Pizzi è andato in scena a PiacenzaExpo in un nuovo allestimento con palcoscenico centrale e pubblico tutto attorno. Auto e moto d'epoca, elementi d'arredo e abiti inconfondibilimente "Sixties", hanno fatto da sfondo ad un'oprazione che – una volta accettato il gioco – ha nel complesso funzionato. Buona prova, tra gli interpreti, di La Scola e Fiorillo. Direzione discreta di Cura. Ampio successo di pubblico.

La musica di Britten ha trovato indubbiamente una esecuzione di rilievo. La messinscena curata da Pountney non ha, forse, colto a pieno la sostanza profonda di quest'opera. La foresta e stata trasformata in una scuola degli anni '50, con banchi e libri, e i personaggi, compresi fate ed elfi, in scolari con divise all'inglese: Titania e Oberon i maestri. Grande comunque è stata l'accoglienza del pubblico.

La ripresa di "Così fan tutte" diretta da Abbado con la regia di Martone offre parecchie novità.

Un'edizione infelice dell'opera belliniana, che ha snaturato quest'incontro tra purissimo belcanto e nascente romanticismo.

La Royal Opera House continua la sua ammirevole politica di
commmissione di nuove opere con un lavoro ispirato a Shakespeare che riscuote grande successo di pubblico per Thomas Ades.

Qualcosa non ha funzionato in questa opera-oratorio "Semele" prodotta al Théâtre Champs Elysées. Eppure tutto sembrava promettere una produzione storica...

Un buon accostamento di tioli, giustamente contrastato. Regie di taglio molto diverso fra loro, ma di buona riuscita complessiva. Discreta direzione, buone compagnie di canto e un mattatore a completare la godibile serata.

Nel suo primo concerto italiano la New World Symphony diretta da Mchael Tylson Thomas presenta un programma che è un'equazione: Reich sta a Bernstein come Stravinskij sta a Ravel.

Il forte recupero della teatralità nei capolavori di Monteverdi e Stravinskij, portano il regista Roberto De Simone a un disincantato uso del dialetto siciliano per il primo, e a un originalissimo uso del rap per il secondo, in uno spettacolo tutto dedicato alla denuncia degli orrori della guerra.

Ripresa a Parma la regia di De Tomasi – datata 1988, allora con protagonista Alfredo Kraus – per "Les contes d'Hoffmann" di Offenbach. Sulla scena, un poco appesantita dagli anni, interpreti che hanno profuso ampio impegno, con risultati disomogenei. Compatta la direzione di Callegari. Successo di pubblico.

Nella sua opera Katia Kabanova andata in scena nel 1921 con immediato successo Janacek,al corrente o meno del dettato verdiano della "parola scenica", riduce azione e dialoghi al minimo necessario per la massima efficacia musicale e scenica, proponendoci uno sguardo disincantato all'interno della vita provinciale russa con acuta sensibilità sia per problemi sociali che psicologici.

Prima assoluta di un'opera di novant'anni fa: era un debito da assolvere, ma Marie Victoire non piaceva neanche a Respighi, che la lasciò nel cassetto.

Amina sul divano dello psicanalista: la regia di Federico Tiezzi per la Sonnambula di Vincenzo Bellini al Comunale di Firenze, con Daniel Oren sul podio, trasfigura l'intera vicenda a sogno della fragile eroina, fra tocchi inquietanti alla Magritte e eleganze di fine Ottocento. Bella prova belcantistica per Eva Mei.

Messa al bando nella Germania degli anni '30 a causa dell'atteggiamento antinazista del compositore, l'opera "Die Voegel'" (Gli uccelli) di Walter Braunfels, tratta dalla commedia omonima di Aristofane ed eseguita con successo per la prima volta a Monaco di Baviera nel 1920, non è riuscita più a reinserirsi nel repertorio corrente.

"Nabucco" è un'opera intrisa di solennità, austerità e biblica grandezza: è la storia di un'epica liberazione, di una conversione miracolosa. E tutto ciò è stato rappresentato questa sera, scivolando, a volte, in una poco espressiva e redditizia, ai fini dei contenuti musico-teatrali, stasi statuaria, sia dal punto di vista delle voci, che della messinscena.

Deludente Norma. Non convincente e incongruente la trasposizione registica in un 800 napoleonico, tutta tesa a mettere in risalto effetti di tipo pittorico. Non convincente anche sul piano musicale con una prestazione scadente della compagnia di canto ed una direzione poco efficace.

Prestazione vocale in ascesa per Bocelli. Cio che manca è la presenza scenica a fare il personaggio. Ottime Gertseva e Léger.

Una regia attentamente studiata e calcolata in ogni dettaglio guida per mano Carmela Remigio nel suo debutto come Violetta

Arriva anche in Italia "Gustavo III", ricostruzione compiuta da Philip Gossett e Ilaria Narici della primitiva versione del "Ballo in maschera"

Alberto Zedda ha proposto una incisiva lettura della "Donna del lago" di Rossini, presentata in forma di concerto al Carlo Felice. Buono il cast. In evidenza su tutti il tenore Juan Diego Florez, applauditissimo, per l'eleganza del fraseggio e la limpidezza delle fioriture. Al suo fianco bene anche Anna Caterina Antonacci, una espressiva e autorevole Elena.

Dopo 41 torna a Palermo "Luisa Miller" in una ambientazione fiamminga, caratterizzata dai richiami alla pittura di Vermeer e Rembrandt. Ottima prova di La Scola e Frontali, luminosa direzione di Renzetti

La forte teatralità di Amadigi, opera dei primi e più fortunati anni londinesi di Haendel, si attenua ma non svanisce in un'esecuzione in forma di concerto.

Luca Ronconi e Margherita Palli trasformano Alfonso und Estrella di Schubert in uno spettacolare teatro dove interagiscono cantanti e marionette, in mezzo a montagne di strumenti musicali. Cast di voci raffinate, dominato dall'Alfonso di Rainer Trost.

Al Municipale di Piacenza raffinata ed intesa direzione della "Messa da Requiem" di Verdi da parte di Rostropovich, alla guida di un'affidabile Filarmonica Toscanini. Esecuzione arricchita dal progetto visivo di Pier'Alli, realizzato attraverso videoproiezioni cariche di simboli "cosmici" e pittorici. Caloroso il successo di pubblico.

Il debutto romano di Angela Gheorghiu in una "Traviata" natalizia al Teatro Argentina.

Riproposta in apertura di stagione al Regio la Traviata in "poltrona Frau" del Verdi Festival 2001. Nuovo il cast, con una Devia efficace, un Alvarez misurato e una direzione di Palumbo eccessivamente morbida. Il pubblico di Parma ha comunque apprezzato (a parte qualche dissenso rivolto al direttore).