Traviata “bambina”
Debutto nella regia di Alice Rohrwacher a Reggio Emilia

Recensione
classica
M’ama o non m’ama? Una bambina sfoglia una margherita ma la domanda che sembra porsi veramente è se sia lei ad amare o meno se stessa. La Violetta di Alice Rohrwacher appare una starlette hollywoodiana che gioca a fare la bambina su un palcoscenico-set cinematografico. Al suo debutto nella regia d’opera per questa nuova produzione che ha inaugurato la stagione lirica della fondazione I Teatri di Reggio Emilia, la Rohrwacher ha ricordato come già Lella Costa aveva descritto Violetta come una “bellissima bambina”. Ma qui ci troviamo di fronte a un testo operistico con alcuni punti fermi come il profilo della protagonista, che in questo caso fa i conti con il cortocircuito tra il carattere plasmato da musica e libretto da un lato e, dall’altro, una rappresentazione costruita su elementi infantili quali la cameretta-set cinematografico, i fiori o i video con la bambina che, alla fine, entra in scena per abbracciare Violetta morente su una sorta di tavolo da obitorio. Contrasti che possono anche offrire suggestioni interessanti – efficaci, per esempio, certi scorci visivi, i movimenti scenici del coro e la narrazione visiva di “Un dì, felice, eterea” – ma che lasciano spazio ad alcune forzature (lucine multicolori comprese). Nodo centrale è parsa la regressione interiore “donna-bambina” della protagonista, appiattendo gli altri personaggi come Alfredo, un disadattato vessato dal padre e sbeffeggiato dagli amici. Su questo sfondo il dato musicale è stato gestito da Lanzillotta con palese impegno, che non ha peraltro evitato alcuni scollamenti tra palcoscenico – abitato da un cast vocale adeguato e dal coro ben preparato da Faggiani – e un’orchestra con alcune incertezze dinamiche. Caloroso il consenso tributato a tutti gli artisti impegnati da un pubblico da tutto esaurito.
Interpreti: Mihaela Marcu/ Claudia Pavone, Daniela Innamorati, Alessandra Contaldo, Antonio Gandia/ Ivan Ayon Rivas, Marcello Rosiello, Giuseppe Distefano, Davide Fersini, Matteo Mollica, Shi Zong
Regia: Alice Rohrwacher
Scene: Federica Parolini
Costumi: Vera Pierantoni Giua
Orchestra: Orchestra dell’Opera Italiana
Direttore: Francesco Lanzillotta
Coro: Claudio Merulo di Reggio Emilia
Maestro Coro: Martino Faggiani
Luci: Roberto Tarasco
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