Etiche, estetiche omosessuali
Temi musicali al GBLT film festival di Torino

Recensione
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Il ventiquattresimo GLBT di Torino, festival del cinema omosessuale, come sempre propone (quest’anno dal 23 al 30 aprile) un programma fitto di visioni, emozioni, provocazioni e rivelazioni che vanno ben oltre il linguaggio puramente cinematografico.
Anche nel programma 2009 abbiamo stanato un fil-rouge musicale, che ha portato nella giornata inaugurale l’ultimo di Julien Temple, “The Eternity Man”, film-opera con le musiche di Jonathan Mills e il libretto della poetessa lesbica Dorothy Porter: ambientato a Sidney, è la storia vera di Arthur Stace, che dai bassifondi di ubriaconi e puttane del porto si riscattò dopo un’illuminazione di fede cristiana, passando il resto della sua bonificata e umile vita a scrivere ovunque negli angoli della città il graffito in gesso giallo “Eternity”.
Diversamente emozionante e rivelatorio il documentario “Giorgio/Giorgia… storia di una voce” di Gianfranco Mingozzi, veterano del cinema italiano, su Giorgio Montana, tra i primi transessuali italiani che negli anni Cinquanta e Sessanta fu star dell’avanspettacolo, con voce sia sopranile che baritonale, venerata da Visconti, Flaiano, Pasolini, Fellini.
Carina la sequenza di videoclip “Music & Movie Icons” che in una non-stop domenicale ha proiettato le icone musicali|modaiole di forte sensualità David Bowie, Morrissey (The Smiths) e Ian Curtis (Joy Division), i Pet Shop Boys, Kate Moss e Pete Doherty, Hedi Slimane.
Tra i titoli dove la musica ha un ruolo decisivo, e come sempre in questo festival in etica|estetica, il docu-melo-dramma “Fig Trees” (sull’Aids) del canadese John Greyson con le musiche di David Wall, e il documentario “A horse is not a metaphor” della pioniera del cinema lesbico americano, Barbara Hammer, che racconta il suo cancro alle ovaie sulle note di Meredith Monk.
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