Dal 3 al 18 settembre si terrà Rivoluzioni, la diciannovesima edizione di MITO SettembreMusica, il Festival che unisce Milano e Torino in un’unica grande proposta culturale, tra concerti sinfonici, musica da camera, spettacoli per bambini, proposte multidisciplinari. 67 appuntamenti per un programma che attraversa epoche e generi, classici e prime assolute, sollecitando il pubblico alla costruzione di un proprio percorso originale attraverso le quattro declinazioni del tema. In occasione del concerto inaugurale della rassegna, abbiamo intervistato il direttore artistico Giorgio Battistelli.
A cosa si riferisce il titolo Rivoluzioni?
«Dopo Moti della scorsa edizione, quest'anno il titolo del Festival è Rivoluzioni, come desiderio di smuovere una situazione musicale, culturale, che sembra molto statica, atrofizzata, non pensante. Allora Rivoluzioni è un modo per sollecitare un'attività, di mettere anche in discussione, di creare una turbolenza, anche nell'ascolto e nell'accostamento. In questo senso il Festival ricorderà Šostakovič, a cinquant’anni dalla morte del grande compositore russo, ostacolato dal regime dell’Unione Sovietica, a partire dall’Ouverture festiva op. 96 in apertura del Festival con la Filarmonica della Scala diretta da Myung-Whun Chung. L’omaggio a Šostakovič abbraccerà inoltre l’integrale dei Quartetti con Eliot Quartett (15 settembre), la Sinfonia n. 9 con London Symphony Orchestra (5 settembre), la Sinfonia n. 10 eseguita dalla Luzerner Sinfonieorchester guidata da Michael Sanderling (10 settembre), fino all’ultimo evento, a Torino con la Sinfonia n. 13 (17 settembre)».

Chi sono gli altri rivoluzionari del Festival?
«Da un punto di vista stilistico, poetico, rivoluzione può voler dire accostare la musica di Bach a quella di Cage in un’unica serata (16 settembre). Bach rivoluzionario, se pensiamo al temperamento equabile, accanto al pianoforte preparato di Cage: due pianeti completamente distanti, ma che hanno una connessione nella rivoluzione.
Julius Eastman, al quale è dedicato Without Blood There Is No Cause, spettacolo di musica, video e parole firmato dal regista Fabio Cherstich. Eastman ha creato a sua volta una rivoluzione all'interno dell’avanguardia, non soltanto americana, in rapporto tra la dimensione performativa e la musica. The Book of Women di Riccardo Nova, dove sono presenti voci, allusioni ad altre culture. Ma i rivoluzionari sono anche i compositori del secondo Novecento, molto più sensibili all'innovazione del linguaggio rispetto alla generazione odierna. Le conquiste che sono state fatte tra gli anni Sessanta e Settanta sono straordinarie, non c'è confronto con i decenni che vengono successivamente, perché c'era una voglia di andare oltre».
Tra i grandi autori di quell’avanguardia, MITO rende omaggio a Luciano Berio.
«Fortemente criticato, perché ritenuto eccessivamente eclettico, nel centenario della nascita di Berio, il Festival vuole invece ricordare la sua capacità di essere molteplice. A Berio MITO dedica il secondo perimetro tematico, che ospiterà alcune Sequenze, pagine per pianoforte accostate ad alcuni estratti dal Clavicembalo ben temperato di Bach (11 settembre), o ancora il programma intitolato BachBerioBeatles (12 settembre). Il Quartetto Maurice propone inoltre Sincronie accanto a pagine di Clara Iannotta e Jonathan Harvey (17 settembre)».

Qual è l’obiettivo che si è posto con questo Festival?
«Anche quest’anno con MITO ho cercato di creare un festival che non fosse di intrattenimento, capace di porre delle domande, di far pensare per superare quella dimensione di forte nemicalizzazione che stiamo vivendo. Quando ho detto che l’Orchestra del Teatro alla Scala potrebbe esibirsi al Leoncavallo, naturalmente ho lanciato una provocazione poetica, non di natura politica. Sarebbe bello che la più grande istituzione sinfonica e teatrale italiana si facesse mediatrice, conduttrice di armonia, creasse un collegamento tra la città e un corpo che è periferico. Ecco, credo che la cultura serva anche a creare delle connessioni con quelle zone, con quelle parti della città che non riescono a integrarsi, che non riescono ad essere accettate dalla centralità, da una cultura centralizzata».
Un grande impegno per una direzione artistica di soli due anni.
«Con MITO ho proposto un progetto che ha avuto fin dall'inizio un respiro biennale. Anche questa è una novità, dato che in genere si progetta stagione per stagione. Naturalmente ho dovuto rinunciare anche a qualche avventura, come al San Francesco di Messiaen. L'avevo programmato per eseguirlo nell'anno francescano, una parte a Milano e l’altra a Torino. Non è stato possibile: si tratta di un'opera monumentale, della durata di cinque ore, mai presentata in Italia. Un’opera che, secondo me, si presta anche a un ascolto nomade: immaginavo infatti che il pubblico si potesse spostare da una città all’altra per completare l'ascolto. Anche se ogni tanto ho la sensazione di non aver concluso completamente, credo comunque sia stata un'esperienza molto bella, complessa e intensa, perché mettere in armonia due città abbastanza diverse, è stato un lavoro non indifferente, e allo stesso tempo affascinante».

Per quanto riguarda la nuova musica, cosa potrà ascoltare il pubblico?
«Oltre al lavoro di Nova, il Festival ha affidato due commissioni a Salvatore Frega e Marcello Filotei. Due compositori dagli stili completamente diversi: GNOSIS di Frega per violino e orchestra, si ispira all’esperienza compositiva di Berio e sarà affidato a I Pomeriggi Musicali diretti da Alessandro Cadario (11 settembre). In tempore belli di Filotei, invece, si ispira alla guerra ed è scritto per violoncello e orchestra, affidata a Marco Rossi con Alessandro Bonato sul podio della Filarmonica di Torino».
Uno dei perimetri tematici del Festival fa riferimento proprio alla guerra e alla pace: in che modo?
«“Tempi di guerra, tempi di pace” è un modo per pensare, riflettere sui tempi che stiamo vivendo attraverso la musica. Così MITO torna a ospitare una serie di concerti di musica sacra, insieme alla musica del compositore canadese Samy Moussa, cui sono dedicati due appuntamenti con programmi diversi. Con l’Orchestra Sinfonica di Milano diretta dallo stesso compositore si potrà ascoltare la sua Sinfonia n. 2 Ahania’s Lament (5 settembre); a Torino con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Tito Ceccherini, verranno eseguite Elysium e Sinfonia “Concordia” (8 settembre).
Ci sarà poi l’oratorio Juditha Triumphans di Vivaldi e The Armed Man. A Mass for Peace di Karl Jenkins (10 settembre), e un concerto a tappe nelle città di Milano e Torino, un percorso musicale attraverso composizioni corali da Giovanni Pierluigi da Palestrina, nei 500 anni dalla nascita, a Bach, fino a Paul Hindemith e Arvo Pärt (13 settembre)».