La Luna di Sabbiuno
Fabio Vacchi illumina la serata di Bologna Festival

Recensione
classica
I calanchi di Sabbiuno offrono a chi li vede la magia di un luogo che non è di questo mondo. Eppure, di questo mondo, ha visto tutta la sozzura. Sembrano emergere da quel cratere lunare, una a una, le anime dei partigiani gettati giù nei calanchi nel ’45, anime a cui Fabio Vacchi ha ridato meravigliosamente voce cinquant'anni dopo: anche la musica di “Dai calanchi di Sabbiuno” è lunare e soffusa, fatta di piccolissimi episodi che sbocciano con naturalezza e cantabilità, per un rito funebre intriso di sacralità e mai di mestizia. Ammirevolmente resa dall’Überbrettl Ensemble, ritroviamo quella stessa scrittura, più liquida e immaginifica, nel “Settimino” dai “Luoghi immaginari” di qualche anno prima, siamo nel 1992.
È un completo cambio di registro quello suggerito invece da Claudio Scannavini, anch’egli protagonista in questa serata che Bologna Festival ha dedicato tutta ai compositori di area o formazione bolognese: il suo “Le monsieur Achille et la tortue”, in prima esecuzione, è un mirabile incastro di falsi movimenti, giocosi e capaci di rapidi momenti, timbricamente e melodicamente piacevolissimi.
Peccato davvero che la leggerezza di Scannavini ci sia stata moralisticamente negata da Adriano Guarnieri autore dell’altra prima assoluta della serata, “Memoria del futuro, melologo” per voce recitante e ensemble, su un’antologia di testi illustri assemblati da Luigi Pestalozza. Il clima è francamente troppo segnato da una retorica che oggi non ha il minimo mordente.
L’iconoclastia di Pestalozza vuole ignorare secoli di poesia per musica, selezionando un’infilata di prose che nella loro macchinosità sono quanto di più distante si possa pensare dalla musica. Attorno ad esse, Guarnieri costruisce le sue cornici, fatte di grumi e dissonanze, scollate dalla recitazione.
Interpreti: Rossana Gay, voce recitante
Orchestra: Überbrettl Ensemble
Direttore: Pierpaolo Maurizzi
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