Tra Sardegna e jazz le "altre radici" della Biennale Musica
Tradizioni a confronto con i canti sardi e l'incontro D'Andrea-Bosso-Gurtu

Recensione
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Se tra i temi della Biennale di Luca Francesconi c'è quello del confronto/scontro tra una cultura musicale basata sul testo e quella di un'oralità "secondaria" (spesso telematica e indiretta), la serata intitolata "Altre radici" ha presentato degli ottimi esempi di oralità pura e semplice, abbinando due differenti modalità di musica popolare sarda all'incontro "senza confini" tra tre musicisti di comprovata bravura come i jazzisti italiani Franco D'Andrea (piano) e Fabrizio Bosso (tromba) e il percussionista indiano Trilok Gurtu.
Serata aperta e chiusa dai Cantadores A Chiterra De Eris, De Oe E De Sempre, espressione genuina e immediata del canto conviviale, mentre i Concordu di Castelsardo hanno intonato con l'inconfondibile tecnica alcuni canti liturgici della Settimana Santa.
La parte centrale della serata - nel sempre fascinoso ambiente delle Tese dell'Arsenale - ha visto incontrarsi per la prima volta, come dicevamo, Bosso, D'Andrea e Gurtu, che nei giorni precedenti avevano tenuto anche una sorta di laboratorio/prove aperte per mettere appunto il materiale su cui improvvisare. Partendo da alcuni spunti tematici (Monk, Coltrane, standards), i tre musicisti hanno cercato un terreno comune, ma è parsa evidente una certa difficoltà a staccarsi dai propri ruoli abituali, tanto che l'esito complessivo è stato abbastanza deludente, quasi una sovrapposizione di tre concezioni musicali differenti, con qualche caduta di gusto e molta routine.
Il mondo della contemporanea è sempre sembrato osservare le musiche "altre da sè" (che invece ci sembra siano nel mondo e nei secoli più la regola che l'esotica eccezione) con un cannocchiale rovescio che ne rimpicciolisce l'ambito. La serata veneziana può essere certamente un punto di partenza per allargare presto il campo.
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