La Passion-musik di Bach al Nuovo Auditorium
Al Nuovo Auditorium Ton Koopman alla testa degli Amsterdam Baroque Ensemble and Choir esegue il più antico degli oratori pasquali che ci sia pervenuto del Kantor della Thomaskirche: la Johannes-Passion.
Recensione
classica
È tradizione che durante le festività pasquali sia eseguita copiosa la musica sacra: curiosamente a Roma, capitale della cattolicità, già sono alcuni anni che non mancano mai le Passioni di Bach, capisaldi teologico-musicali del protestantesimo. Così, per la stagione di musica da camera di S. Cecilia, è arrivato al Nuovo Auditorium Ton Koopman alla testa degli Amsterdam Baroque Ensemble and Choir per eseguire il più antico degli oratori pasquali che ci sia pervenuto del Kantor della Thomaskirche: la Johannes-Passion. Tuttavia non è sembrata del tutto adeguata la scelta della sala grande per un'esecuzione come quella di Koopman, che segue il rito della prassi musicale antica. Malgrado il bel suono della sala, alcuni istromenti dell'ensemble sono apparsi particolarmente sacrificati, in particolare il liuto nel gruppo del continuo, e leggermente sotto tono gli archi. Visto che si è ancora in fase di rodaggio del Nuovo Auditorium, questo dovrebbe far riflettere per il futuro. Ultimo sassolino nella scarpa, la traduzione del testo contenuta nel programma di sala - pure S. Cecilia cura sempre con attenzione - conteneva svariati svarioni. Perché poi il concerto invece è stato interessante: delle quattro versioni attestate della passione giovannea messa in musica da Bach, Koopman segue la prima del 1724, alla luce degli aggiustamenti dei primi 10 numeri fatti dall'autore stesso nella bella copia del 1739 che poi non portò a termine (in sostanza è stat eseguita la partitura della Bach NeueAusgabe... curata da Mendel). Interesserà senz'altro gli appassionati che tra le voci soliste abbiamo ascoltato un rigenerato Cristoph Prégardien: tenore in passato brillantissimo, negli ultimi due anni aveva attraversato un periodo di offuscamento. Il suo evangelista è stato invece energico, contrito, incredulo, insomma pieno di colori. Anche Deborah York si è distinta nelle sue arie per soprano, in special modo nella iniziale Ich folge dir gleichfalls... (Anch'io ti seguo...) la cui interpretazione esultante e gioiosa bene rappresentava l'imitatio Christi di cui questo brano è simbolo musicale. L'esperienza ha permesso a Klaus Mertens di attraversare in tutta sicurezza tanto i recitativi del redentore quanto le arie del basso, esemplare quella di con il coro Mein teurer Heiland. Appena sotto gli altri cantanti che comunque si sono ben portati. L'interpretazione che Koopman dà della Johannes-Passion non porta sconvolgenti novità nel solco dell'esecuzione secondo prassi antica di cui prima si diceva, piuttosto il direttore punta a un approfondimento nel testo bachiano. Degno di nota il fatto che nel brano che apre la Passione il da capo - che Koopman termina al primo stop (misura 58) - sia eseguito in maniera evidentemente diversa dalla prima, in particolare dal coro. Buona è stata l'esecuzione di questi cantori, che hanno messo bene in evidenza sia i movimenti delle voci nei cori quanto le piccole sfasature nei corali. L'ensemble strumentale che ovviamente brandiva strumenti conformi a quelli barocchi, ha offerto un suono compatto e levigato anche nelle parti obbligate per viola d'amore e da gamba.
Interpreti: Deborah York soprano (ancella, arie) Bogna Bartosz contralto (arie) Cristoph Prégardien tenore evangelista (evangelista) Jörg Dürmüller tenore (servo, arie) Klaus Mertens basso (Gesù, arie) René Steur basso (Pietro, Pilato)
Orchestra: Amsterdam Baroque Orchestra and Choir
Direttore: Ton Koopman
Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche
classica
Parigi: grande successo per il debutto di Marina Rebeka nel ruolo di Elisabetta
classica
Roma: ripristinata anche la macchina scenica usata per questa liturgia nel diciassettesimo secolo