Vicenza Jazz 1 | Grande musica nera
Il sax di Oliver Lake incontra i talenti del Tarbaby trio

Recensione
jazz
Stride e molto lo spostamento, non solo fisico, dalle meraviglie del Teatro Olimpico – dove Uri Caine ripropone le [i]Diabelli Variations[/i] con l’orchestra - alla sontuosa Basilica Palladiana, dove in un tunnel nero gremito all’inverosimile troviamo il trio Tarbaby con Oliver Lake. Qualcuno storce la bocca: troppa confusione. Contraddizioni di un festival sempre più ambiguo, sempre più vitale. Da una operazione intellettuale – quella di Caine – al caldo e travolgente pulsare della musica nera. Lake se ne sta sornione sul palco, è in gran forma. Non si volta mai verso i compagni ma sottolinea con sorrisetti di piacere la loro grande prova. Il sax racconta una storia che nasce da lontano, mai la ripete, continuamente la rinnova. Sublimi lirismi, grovigli sonori, fischi, armonici. Linee dritte che improvvisamente si spezzano. Suono fisico, viscerale, blues e libertà espressive che non svolazzano via ma sedimentano un terreno dove nasce sempre un’idea, uno sviluppo insperato. Un vero maestro. Evans, Revis e Waits non sono certo allievi. Fior fiore di una generazione di musicisti neri protagonisti di un jazz contemporaneo, urbano, dinamico, che racchiude in sé tutte le sfaccettature della vicenda afroamericana. Evans, come i “professors” a New Orleans, deve picchiare forte sui tasti per farsi sentire. Linguaggio fisico che si apre a improvvisi delicati panorami melodici. Il contrabbasso di Revis è solido, scuro, denso. Costruzione ritmica con ampie capacità soliste. Pelli e piatti di Waits vibrano in un intrigo creativo tra poliritmia e aspetti percussivi. Torrente incandescente e inquietante. Ciò che ti fa godere la musica – al di là dei disturbi ambientali – è la coerenza culturale che si percepisce sul palco e trancia ogni distanza generazionale.
Interpreti: Oliver Lake: sax alto; Orrin Evans: pianoforte; Eric Revis: contrabbasso; Nasheet Waits: batteria.
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