Eroici ostinati
Craig Taborn Heroics alla ventesima edizione di Metastasio Jazz

Recensione
jazz
L’esibizione della nuova formazione di Taborn sul palco del Metastasio di Prato smuove molte riflessioni sui percorsi del jazz contemporaneo. Tra i pianisti più esposti degli ultimi anni sia sul fronte delle collaborazioni, come leader di ensemble più o meno ampi, nonché per qualche ricca esibizione in solo, il musicista di Minneapolis con Heroics sviluppa sia sul piano del suono che delle dinamiche interne al quartetto una ricerca molto personale. Potrebbe ingannare vedere sul palco accanto al pianoforte, tra grovigli di cavi, tastiere e aggeggi elettronici. Taborn in realtà ne fa un uso equilibrato, le attiva soprattutto per costruire stratificazioni, ambientazioni astratte e ipnotiche dove la ripetizione di ostinati e nuclei ciclici rappresenta lo sfondo creativo. Tastiere che possono evocare il Corea del Davis elettrico, ancora di più le geniali visioni di Sun Ra: il rito, la trance, cioè l’Africa. Al pianoforte conferma il tocco limpido, il coinvolgente senso del tempo che pulsa sottotraccia, evoca a tratti i sapori legnosi e scuri di Waldron che diluisce in un linguaggio frizzante e percussivo. I suoi compagni di viaggio paiono andare per conto loro, ognuno lascia il proprio segno sul magma sonoro, ma alla fine tutto torna ed ha senso credibile. Speed con le sue ance sognanti disegna brevi suoni caldi e zigzaganti. Lightcap sia al basso elettrico che al contrabbasso è funzionale al contesto. King è straordinario nel frastagliare tempi spesso complessi e asimmetrici. È il calore di una musica che rischia qualche freddezza formale. Heroics va considerato come un laboratorio in costruzione, dove qualcosa va ritoccato - una certa meccanicità esecutiva per esempio - ma aperto ad avventurosi viaggi nel mare aperto della contemporaneità.
Interpreti: Chris Speed: sax tenore, clarinetto; Craig Taborn: pianoforte, tastiere; Chris Lightcap: contrabbasso, basso elettrico; Dave King batteria.
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