Alla riscoperta del pianoless
Luci e ombre nel quartetto di Gary Smulyan e Jack Walrath, al Dolomiti Ski Jazz

Recensione
jazz
Più si allunga la storia del jazz, più aumenta il materiale tematico accumulato a disposizione di tutti i cultori. Come la musica classica, anche il jazz si è dotato di un proprio repertorio specifico da sottoporre a continue reinterpretazioni: non solo gli standard forniscono il pane quotidiano da rimasticare assieme in qualsiasi jam session, ma anche opere discografiche uniche e irripetibili, come [i]A Love Supreme[/i] e [i]Ascension[/i] di Coltrane, o [i]Science Fiction[/i] di Coleman, sono diventate oggetto di coraggiose riproposizioni. Legittima e opportuna quindi l’idea di Jack Walrath e Gary Smulyan di rinverdire un capitolo tanto circoscritto quanto importante del cool jazz: il “pianoless quartet” creato da Gerry Mulligan e Chet Baker nel 1952. In realtà i due co-leader hanno avuto l’accortezza di prendere decisamente le distanze dal modello storico. A cominciare dal repertorio, che ha compreso alcuni original a fianco di brani di Mingus, Art Farmer, Tommy Flanagan, oltre a un languido “Anema e core” proposto dal baritonista in trio. Come bis i due comprimari senza ritmica hanno dedicato “God Bless The Child” a Lew Soloff, appena scomparso.
Ma le differenze maggiori si sono verificate a livello di pronuncia: una volta dimenticati gli equilibri, il sound, lo swing del quartetto storico, il trascinatore dell’interplay un po’ approssimativo del progetto attuale è risultato Smulyan, il quale ha confermato la tempra del grande narratore, dalla voce scura e insinuante, ora nervosa ora avvolgente. Un gradino al di sotto si è rivelato il trombettista: il suo fraseggio frammentato da frequenti pause è stato accompagnato da una sonorità sgretolata e sdrucciola, all’inizio stentata. Al contributo di concreta efficacia del batterista ha fatto riscontro il sound morbido del contrabbassista, a tratti divagante negli assolo.
Interpreti: Jack Walrath: tromba; Gary Smulyan: sax baritono; Ray Drummond: contrabbasso; Billy Drummond: batteria.
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