Ricordando Ronconi
“Semiramide” all'Opera di Firenze con Jessica Pratt
Recensione
classica
Genio Rossini! Uscirsene dai nodi tragici per eccellenza del teatro occidentale del regicidio e dell'incesto, dai gorghi di Edipo e Amleto, con quel gesto così aereo e stilizzato, “Giorno d'orrore e di contento” di Semiramide e Arsace ! Mentre si ammira ancora una volta la grandezza del compositore nel suo momento forse di maggior tensione verso la dimensione di una tragicità neoclassica quanto si voglia, ma comunque tragicità, davanti ai nostri occhi la celebre messinscena di Luca Ronconi per il San Carlo, qui ripresa da Marina Bianchi e Marie Lambert, ci mostra il ritegno di un ultimo Ronconi che si rifiuta di amministrare il teatro nella sua, come dire ?, materialità e forse banalità, ad esempio il far entrare in scena e muovere un coro (che qui è in buca), a favore di un teatro del deserto scenico e gestuale, popolato di allusioni (dai risorgenti dalle tombe dell'ultimo giorno di Luca Signorelli alle leopardiane mummie di Federico Ruysch), di specchi e di pedane semoventi, che d'acchito si ammira ma che poi lascia un certo senso di estraneità e ripetitività. Sul podio Antony Walker sostituisce con mestiere nella difficilissima bisogna l'annunciato Bruno Campanella, Jessica Pratt è davvero in forma nelle sue agilità sugli acuti e sovracuti lucenti e perfetti e infatti il suo “Bel raggio lusinghier” scatena l'applauso, ma ci sembra che le manchi quell'accento, colore e disposizione al tragico che dovrebbe essere tra gli ingredienti del personaggio, intensa e scenicamente simpatica Silvia Tro Santafé come Arsace, efficace l'Assur di Mirco Palazzi, ma forse il migliore è l'Idreno vocalmente impeccabile di Juan Francisco Gatell. Successo ottimo e repliche fino al 4 ottobre.
Note: Foto Simone Donati
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