Saalfelden, il bilancio dell'edizione numero 32
Tra il sole e la neve sold out per il nuovo jazz in Austria

Recensione
jazz
Per il festival, a Saalfelden, la musica è ovunque. La città austriaca ne è invasa e con tanti concerti il festival ha costruito la sua identità, forte del sostegno di che arriva dall’Austria e dagli stati vicini, ma anche di spettatori locali divenuti appassionati dopo trentadue edizioni. Nel succedersi rapido degli eventi ogni anno il festival comunica una buona dose di ottimismo dove risaltano vitalità e novità. Gli episodi significativi partono dal ritorno in Europa del sassofonista David S.Ware, e con lui alla batteria Muhammad Ali, assente dalle scene da vent’anni, ancora in grado di offrire una pulsazione davvero personale, efficace nel definire al meglio il pathos intenso della musica di Ware insieme al pianista Cooper Moore e William Parker al basso. Un’altra presenza storica è stata quella dell’ottantasettenne Marshall Allen, lucido ed ispirato, mentre a contatto con la tradizione jazz belle prove per il pianista Matthew Shipp, per il trio del batterista Jim Black, per i trombettisti Steve Bernstein e Cuong Vu, il primo in uno swingante duo con Kenny Wollesen alla batteria, il secondo in una rivisitazione di celebri standard con un quartetto elettrico. Un’eroina della new music, la vocalist Shelley Hirsch, ha brillato per intelligenza ed ironia con una combinazione di linguaggi ed un’apertura che, in forme diverse, anima anche la musica del quartetto Endangered Blood, della band di Jessica Pavone, dell’Ingebrigt Haker Flaten Chicago Sextet, trait d’union tra sonorità post rock, free jazz e funk. Per il finale fuochi d’artificio nella combinazione tra il trio The Bad Plus ed il sassofonista Joshua Redman con un jazz libero e travolgente; Redman si è inserito perfettamente nelle dinamiche del trio, esaltandone la musicalità più estroversa ed esplosiva.
Note: 24-28 agosto 2011 Saalfelden Austria
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