Quintetto paritario
Applausi per la Fellowship Band di Brian Blade

Recensione
jazz
La melodia si impasta tra sax soprano e clarinetto basso, liricamente distesa, ma il solo di piano è intriso di blues: il brano d’apertura della Fellowship Band sembra una canzone ma non ne ha la struttura, nella sua molteplicità di riferimenti sonori e colori timbrici. Il paritario quintetto chiude il concerto con un toccante, sincero, sapiente gospel, dove gli strumenti prendono il posto delle voci e cantano le angosce dell’esistenza e l’aspirazione alla spiritualità.
In Italia per quattro date (Campodipietra; Fano; Castellamare di Stabia), la Fellowship Band ha richiamato un ampio pubblico al "Casa del Jazz Festival 2012" sia per la notorietà del batterista-compositore Brian Blade (sideman al fianco di W.Shorter, H.Hancock, C.Corea, J.Redman come di B.Dylan, J.Mitchell, D.Lanois ed E.Harris), sia per la fama della band, nata nel 1998. Il repertorio è firmato da Blade e dal pianista Jon Cowherd, cofondatore del gruppo ed amico del batterista dai tempi degli studi alla Loyola University di New Orleans. Fondamentale è l’apporto del contrabbassista Chris Thomas e dei plurisassofonisti Myron Walden e Melvin Butler, in un gruppo collettivo e paritario come filosofia e pratica sonora.
Scomparse le forme tradizionali, la musica della Fellowship si muove su semplici strutture con alla base temi cantabili e pedali ritmicamente possenti. Nelle estese composizioni si alternano tensione e distensione, superando il concetto di assolo e potenziando al massimo l’interplay. Una proposta quasi minimale (compositivamente), efficacissima a livello emotivo. Vi convivono le lezioni di Coltrane, Shorter, Joni Mitchell e del gospel: in fondo – ha dichiarato Brian Blade all'Ottawa Citizens – i brani sono «canzoni famigliari, canzoni sull’amore e su ciò che è importante per noi».
Interpreti: Brian Blade (batteria); Myron Walden (sax alto e clarinetto basso); Melvin Butler (sa tenore e soprano); Jon Cowherd (pianoforte); Chris Thomas (contrabbasso).
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