Italia-Francia 6 a 0
Seconda serata di Bergamo Jazz nel segno di Franco D'Andrea; delude Manu Katchè

Recensione
jazz
Nella prima edizione targata Paolo Fresu del Festival Bergamo Jazz spicca - e non è mai troppo, data la cronica sottoesposizione mediatica del pianista - la musica di Franco D'Andrea.
Oltre alla presentazione del documentario di Andreas Pichler dedicato al jazzista meranese (introdotta da uno splendido solo piano), il concerto del New Quartet al Teatro Donizetti ha mostrato quanto scintillante sia la musica di D'Andrea oggi. Il quartetto sembra non avere bisogno di altro che dell'aria per liberare la propria musica: è un organismo svincolato da gerarchie, che si muove con empatia quasi magica, splendidamente spinto dal contrabbasso di Aldo Mella e dalla batteria di un coloratissimo Zeno De Rossi.
D'Andrea costruisce ipotesi ritmiche, svincola la mano destra verso guizzi colmi di swing per poi ricompattare i due arti in architetture armoniche di rigorosa bellezza, mentre Andrea Ayassot, sax contralto anomalo e obliquo, diventa un elemento di straniante poesia nell'insieme sonoro.
Decisamente deludente la seconda parte della serata, con il quintetto di Manu Katchè a dimostrare quanto sterile possa essere la musica quando l'ego e la mancanza di sensibilità prendono il sopravvento. Il batterista di origine ivoriana (storico collaboratore di Sting e Peter Gabriel) ha letteralmente sovrastato i musicisti del proprio quintetto con un virtuosismo fine a se stesso e privo di qualsiasi decenza dinamica. Non che i temi fossero particolarmente memorabili - anche nel recente disco emerge una sostanziale superficialità espressiva - ma certamente solisti come il bravo pianista Eric Legnini o il sassofonista Tore Brunborg meritavano almeno di non venire sommersi dalla logorrea dei tamburi. Italia-Francia 6-0!
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