I respiri imprevedibili dei Free Fall
Convince il trio "da camera" di Vandermark, ispirato a quello storico di Jimmy Giuffre

Recensione
jazz
È a Padova l'unica tappa italiana del tour europeo dei Free Fall, il trio composto dai clarinetti di Ken Vandermark, il contrabbasso di Ingebrigt Håker Flaten e il pianoforte di Håvard Wiik e apertamente, sin dal nome, ispirato a quello di Jimmy Giuffre con Bley e Swallow. Se la aggiudica il Centro D'Arte nella sua bella rassegna Ostinati!, ripagato da un buon pubblico che ha seguito con attenzione davvero speciale (lo ha sottolineato lo stesso Vandermark nei ringraziamenti) le sottili traiettorie dei tre.
Che le relazioni tra il jazz creativo di Chicago e quello Scandinavo siano tra le più vibranti degli ultimi anni è cosa ormai nota agli appassionati, ma colpisce che una delle conferme più convincenti arrivi dalla combinazione più "cameristica" e se si vuole "astratta" tra questi musicisti.
Colpisce perchè la lezione di Giuffre si rivela, pur nella sua ellittica originalità rispetto alle avanguardie a lui coeve, un punto di partenza formidabile per una ricognizione a trecentosessantagradi delle potenzialità espressive del triangolo, che ammette nella sua area sia gli smarginamenti free più furenti che le microrelazioni più aforistiche, svelando contiguità fecondissime sia con gli sfasamenti di molta contemporanea di matrice europea che con una sorta di free-cool in cui il nitore delle trame dona al fuoco una incisività quasi da rasoio. Sia nei temi composti, che nei momenti totalmente improvvisati, i tre hanno dimostrato di essere non solo strumentisti di altissimo livello, ma soprattutto artisti in grado di portare un forte elemento di tensione umana all'interno della propria musica. Il pubblico ha mostrato di apprezzare con calore.
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