Sant'Anna Arresi celebra Chicago
George Lewis, Roscoe Mitchell e Muhal Richard Abrams entusiasmano il pubblico del festival sardo

Recensione
jazz
Quasi interamente dedicata alla Chicago della ricerca creativa, con la sua straordinaria storia musicale, questa edizione del Festival di Sant’Anna Arresi ha riservato ampio spazio ai "maestri" di questa scena. Il trombonista George Lewis ha presentato, in un incontro pubblico condotto da Pino Saulo e Antonia Tessitore di Radio3, il suo imprescindibile libro sulla AACM, per unirsi poi, nel concerto serale, a due sodali di sempre come Muhal Richard Abrams al piano e Roscoe Mitchell ai sassofoni. Il trio ha esplorato, con la consueta irriducibile attitudine sperimentale, le zone più impervie della ricerca improvvisativa, dando largo spazio a momenti in pianissimo (forse non troppo adatti a un concerto all’aperto) e costruendo tessiture nelle quali i suoni si increspano secondo geometrie improvvise. Lewis ha, come di consueto, affiancato al trombone l’uso dell’elettronica, rielaborando anche il suono dei due compagni in bagliori fantasmatici, mentre Abrams è sembrato a tratti un po’ monotono nelle scelte di fraseggio. Straordinaria come sempre la prova di Mitchell, capace di traiettorie strumentali laceranti e imprevedibili.
Splendido anche il concerto nel quale Mitchell ha diretto il Black Earth Ensemble della flautista Nicole Mitchell (nessuna parentela, ma tanti legami espressivi), rielaborando per l’organico il suo lavoro "Cards", magistrale partitura scritta che lascia però ai musicisti spazio per "interpretare" le indicazioni secondo il proprio estro. Alternando momenti collettivi a altri in cui la musica viene frammentata tra i vari strumenti in un’astrazione vagamente allucinata, Mitchell ha condotto l’ensemble fino a un’irresistibile groove finale che ha visto protagonista Nicole Mitchell in un vorticoso assolo. Emozionante passaggio di testimone.
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