Garbarek e l'Hilliard nello spazio
Il progetto "Officium" nella basilica di Santa Maria Maggiore, l'evento più atteso di Bergamo Jazz

Recensione
jazz
È stato certamente l'evento più atteso di Bergamo Jazz 2009, festival che il nuovo direttore artistico Paolo Fresu ha voluto aprire a più luoghi della città, in linea con la sua visione ad ampio raggio "geografico" (bella anche la location dell'ex chiesa della Maddalena, che ha visto alcuni concerti diurni, tra cui il solo di Nils Petter Molvaer).
La Basilica di Santa Maria Maggiore - nel cuore della città alta - ha ospitato per un prevedibile tutto esaurito il progetto "Officium", che ormai dal 1993 unisce il sassofono (soprano e tenore) di Jan Garbarek alle quattro voci dell'Hilliard Ensemble.
In un progetto come questo, la scelta di un luogo dalla componente sacra così forte contribuisce certamente alla suggestione dell'esito e così è stato, con i quattro cantanti inglesi sempre molto sensibili nell'intonare le splendide polifonie del repertorio e il sassofonista a rispondere con linee eteree e poetiche.
All'inizio della serata Garbarek è sembrato un po' distante, limitandosi a un ruolo ornamentale con frasi che non sono riuscite a scalfire la superficie vocale, ma nella seconda parte le volute del sassofono hanno iniziato a penetrare nella profondità dell'armonia, scheggiandola in modo suggestivo.
Il pubblico della Basilica ha ascoltato rapito, seguendo talvolta i membri dell'Hilliard Ensemble che si muovevano nello spazio della chiesa con un suggestivo effetto di spazializzazione, tributando a questa nuova avventura di "Officium" lunghissimi applausi.
Tra gli altri spazi coinvolti da Bergamo Jazz, la Galleria Gamec e l'Auditorium di Piazza Libertà (solitamente sede del Bergamo Film Meeting), nel quale Fresu ha voluto inserire alcune giovani proposte europee, tra cui il duo tra Luca Aquino e Raffaele Casarano.
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