Giovanna tra incubi e fiori

Applausi a Parma per Giovanna d’Arco di Verdi con l’efficace direzione di Michele Gamba e l’elegante regia di Emma Dante

Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)
Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)
Recensione
classica
Parma, Teatro Regio
Giovanna d'Arco
24 Gennaio 2025 - 01 Febbraio 2025

È una Giovanna d’Arco che rimane soprattutto donna – al tempo stesso, introspettiva e consapevole, travagliata e determinata – quella proposta dal nuovo allestimento dell’omonima opera verdiana che ha inaugurato il cartellone operistico 2025 del Teatro Regio di Parma. Il dramma lirico in tre atti – realizzato da Verdi su libretto di Temistocle Solera tratto a sua volta dal dramma Die Jungfrau von Orléans di Friedrich Schiller e andato in scena per la prima volta nel febbraio 1845 al Teatro alla Scala di Milano – è stato proposto nell’edizione critica a cura di Alberto Rizzuti (Casa Ricordi) e ha visto il debutto nella città emiliana di Emma Dante alla regia e di Michele Gamba alla direzione, quest’ultimo sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.

Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)
Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)

Disegnata quindi attraverso una maggiore presa di distanza dalla più consueta figura della la pulzella d'Orléans – vale a dire l'eroina nazionale francese beatificata nel 1909 e proclamata santa da papa Benedetto XV nel 1920 – tutta incarnata nell’eroina mistica e ispirata dal divino – guidata da una volontà superiore a compiere ineluttabilmente il proprio destino – sul palcoscenico del Regio parmigiano abbiamo seguito i dubbi, gli slanci, le tensioni e le gesta di una donna intenta a domare i propri fantasmi ma ugualmente cosciente di sé stessa e decisa a perseguire i propri obiettivi.

Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)
Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)

Una protagonista che – in una sorta di intelligente e funzionale superamento dello stretto dettato del libretto e delle convenzioni – abbiamo visto abitare con pieno agio le originali scene di Carmine Maringola, di rosso vestita grazie agli eleganti costumi di Vanessa Sannino, immersa nelle discrete ed efficaci luci di Luigi Biondi, ora circondata ora immersa ora rincorsa dagli interventi pantomimici coreografati da Manuela Lo Sicco. Pur non rinunciando a cliché quali il taglio dei capelli dell’eroina e la vestizione guerresca con elmo e corazza, questa Giovanna ci ha convinto più per il tratteggio diretto e verrebbe da dire “umano” che la lettura registica di Emma Dante ha saputo restituire, attraverso una gestualità al tempo stesso misurata ed espressiva, coadiuvata da un impianto scenico che nel corso dei tre atti ha trovato – tra simbologie floreali e sobri elementi scenici chiamati ora a evocare boschi, chiese, prigioni-voliere e campi di battaglia – nel lavoro di sottrazione la chiave di un’efficacia sempre più convincente.

Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)
Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)

Un passo che abbiamo trovato in piena sintonia con la direzione musicale di Michele Gamba, originale nello scegliere con attenzione dinamiche e agogiche che hanno nutrito il raffinato equilibrio strumentale proposto dalla Sinfonia iniziale, un carattere confermato nel corso dell’intera opera attraverso un efficace e personale tratteggio che ha saputo valorizzare ora certe trame timbriche tra buca e palcoscenico, ora alcune fascinose suggestive anticipazioni macbethiane emerse, per esempio, nei frangenti animati dai rimandi al soprannaturale. Un segno, quello impresso dal direttore, che oltre a smarcare quest’opera dalla vulgata che la colloca tra le più “brutte” di Verdi, ha permesso di mettere a valore quella sorta di dimensione sempre più intima – e, se vogliamo, quasi cameristica – che ci sembra accompagni il dispiegarsi della vicenda fino al suo epilogo.

Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)
Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)

Un contesto, questo, nel quale – oltre alla consueta solidità del Coro del Regio parmigiano e alla reattiva rispondenza della compagine orchestrale della Toscanini – ha permesso alla compagine vocale impegnata di restituire i propri personaggi con sostanziale efficacia, a partire da Ariunbaatar Ganbaatar, un Giacomo davvero convincente, vocalmente e interpretativamente pienamente rispondente al ruolo, passando al Carlo VII incarnato con palese impegno da Luciano Ganci e a Nino Machaidze, che ha dato corpo e voce a una Giovanna nel complesso adeguata e a tratti vocalmente intensa, oltre ai corretti Delil di Francesco e Talbot di Krzysztof Bączyk.

Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)
Giovanna d’Arco (foto Roberto Ricci)

Al termine della “prima” i convinti applausi del pubblico presente hanno salutato tutti gli artisti impegnati, riservando un particolare calore ad Ariunbaatar Ganbaatar.

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