La terza uscita dell'anno solare è dedicata ai dischi italiani che mi sono sembrati degni di nota in questi primi mesi del 2025; inizialmente avrebbe dovuto coprire tutto il primo trimestre, ma mi sono fermato più o meno a febbraio, che tanto per cambiare la carne al fuoco era tantissima.
E allora andiamo a cominciare, che stavolta ce n’è veramente per tutti i gusti…
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Iosonouncane, Lirica Ucraina
Non è la prima volta che Jacopo Incani aka Iosonouncane si cimenta con le colonne sonore (l’anno scorso era uscita quella di Berlinguer – La grande ambizione), e nelle sue intenzioni sarà un’occupazione non secondaria del suo tragitto artistico. Ma se tutto sarà al livello di questa pubblicazione non potremo che rallegrarcene, perché al di là della sua funzione di accompagnamento delle immagini Lirica Ucraina ha una qualità musicale impressionante.
Il film è un documentario di Francesca Mannocchi, bravissima giornalista abituata a raccontarci da reporter sul campo le storie di guerra che purtroppo segnano i tempi bui in cui viviamo, in questo caso ovviamente riferita alla vicenda ucraina e in particolare all’episodio di Bucha. L’accompagnamento sonoro, anche ascoltato senza il supporto delle immagini, è straordinario nel saper restituire la desolazione di un territorio mutilato dal conflitto con pochi suoni essenziali: basi di elettronica oscura, impianto percussivo molto discreto, e di volta in volta screziature di synth solisti in un sound minimale, quasi sempre strumentale, che sa dire moltissimo con poche note misurate. L’effetto non è forse catartico, ma la bellezza di questi pezzi è struggente.
Tacet Tacet Tacet, Fickle
Troveremo molti dischi strumentali in questa rassegna – non è intenzionale, semplicemente è andata così. Con Tacet Tacet Tacet, moniker di Francesco Zedde, marchigiano che vive in Olanda, siamo in ambito techno ambient; i suoni impiegati nascono come field recordings e campionamenti, per essere poi rielaborati digitalmente in un formato che mantiene in qualche modo la loro natura organica originale.
Un’operazione certamente non inedita, che può ricordare nell’approccio certe prove di Amon Tobin e nei risultati qualcosa a metà tra Aphex Twin e Four Tet, ma estremamente ben fatta e ricca di suggestioni. È un sound sperimentale, sicuramente non adatto al dancefloor, ma non difficile da ascoltare e pieno di spunti godibili e interessanti. Disco elettronico del bimestre.
Tipografia Sonora, Tipografia Sonora
Marchigiano è anche il terzetto dei Tipografia Sonora, e non dissimile l’approccio di riscoperta di suoni e timbriche della tradizione popolare rimessi a nuovo. Qui c’è un ulteriore pretesto, ed è l’idea di creare un contesto musicale per accompagnare gli scatti del rinomato fotografo Mario Giacomelli, vissuto a Senigallia. Il suono della band nasce da sequenze elettroniche generate randomicamente e poi rielaborate da strumenti suonati, in particolare pianoforte, synth e batteria.
L’esito è molto interessante, dà vita a un sound astratto che ricorda molto il jazz rock degli anni Settanta (pensate ad esempio ai Soft Machine del quarto disco), ma anche certa elettronica evoluta dei ’90, quando il jazz era una componente fondamentale della scrittura di quei tempi.
Giacomo Ancillotto, Descansate Niño
Il quarto disco interamente strumentale che vi presento è l’esordio di un chitarrista, Giacomo Ancillotto, che però è forte di un’esperienza pluriennale sia in ambito indie che jazz. L’immaginario di Ancillotto svaria dalle colonne sonore (con una particolare infatuazione per Morricone, del quale propone una cover della classicissima “Se telefonando”) al cantautorato più evoluto alla Paolo Conte, con tutte le sue variegate influenze tra cabaret, jazz e musiche tradizionali; ma sa anche spingersi in territori di avanguardia rock, come lo dimostra un pezzo come “Igor Legàri”, degno delle svisate di un Fred Frith. Un disco che piacerà comunque soprattutto agli appassionati della chitarra in tutte le sue possibili modalità espressive.
Vanarin, Hazy Days
Passando (finalmente, direte voi) alle canzoni, inizio con una band che è veramente difficile da classificare – ed è notevole proprio per quello. Si chiamano Vanarin, sono in quattro (di cui un inglese alla voce) e Hazy Days è il loro terzo disco. Potremmo dire che fanno grosso modo pop psichedelico, ma la definizione sarebbe quanto meno riduttiva, considerando le varie influenze che ci sono sull’album.
In particolare emerge una matrice black, più soul che hip hop, che rimanda in qualche modo ai bei tempi della DFA e che, volendo a tutti i costi cercare dei modelli, potrebbe ricordare un incrocio tra Prince e il post punk degli Squid. Ma sicuramente all’ascolto del disco (che è brevissimo, cosa che di questi tempi è assai apprezzabile) ognuno troverà i riferimenti che preferisce.
Elli de Mon, Raìse
Con Elli de Mon cambiamo completamente registro, ma non bisogna fermarsi alle apparenze. L’impianto sembra di primo acchito quello di un folk abbastanza riconoscibile (oltre tutto cantato in dialetto, il vicentino; una novità stilistica non banale, per Elli), ma nel corso del disco le sorprese non sono poche: schitarrate di heavy rock, atmosfere western, uptempo elettrici, distorsioni di dark velvetiano – il tutto però integrato in un discorso coerente.
Come spesso accade a chi ha il coraggio di accostare elementi teoricamente antitetici, il risultato è tanto stupefacente quanto affascinante, e Raìse si candida fin d’ora come uno dei dischi più originali dell’anno.
Joan Thiele, Joanita
Il disco pop più convincente di questa tornata però rischia di essere quello di Joan Thiele. Joanita poteva essere un passo falso, così come poteva essere ambiguo il ruolo di Joan, che dopo la partecipazione a Sanremo poteva passare per la “traditrice” dell’indie che sfondava nel mainstream (lo so, sono discorsi molto stupidi, ma c’è ancora gente che li fa, purtroppo).
Invece l’album fa di questo rischio potenziale il suo punto di forza, poiché riesce nella non facile impresa di miscelare idealmente la musica leggera italiana "tradizionale" con un sound moderno di derivazione hip hop. La prima è presente in orchestrazioni lussuriose da colonna sonora (non a caso il disco è stato registrato negli studi romani di Piero Umiliani), il secondo è più subliminale ma ben insediato nella struttura dei brani. Joan di suo fa un’ottima figura: è eclettica quanto basta, non gioca a fare la piaciona e dopo pochi anni di carriera ha già l’allure di una professionista navigata. Brava.
Davide Shorty, Nuova forma
Confesso: non conoscevo Davide Shorty e al primo ascolto potevo liquidarlo come uno dei tanti rapper senz’arte né parte del panorama italiano. Ho poi scoperto che proviene, ehm, da X Factor, e che questo Nuova forma è già il suo quarto album. Però intanto ho ascoltato il disco, e quello che in un primo tempo aveva risvegliato qualcosa si è trasformato col tempo in convinzione: Shorty non è affatto un bluff, ha un ottimo flow, testi non banali e un sound sufficientemente elegante, e gli arrangiamenti, se non straordinari, funzionano quanto basta. E chi l’avrebbe mai detto?
Pellegrino & Zodyaco, Koiné
Resta un po’ di spazio per chi vuole ballare, e un paio di proposte valide per il dancefloor ci stanno, come no. La prima che avevo selezionato era quella di Valentino Vivace, Discoteca Vivace, un bel frullatone di disco, techno pop e testi stupidissimi, ma poi ho scoperto che l’autore è svizzero, e quindi basterà questa breve citazione. Ripiegheremo allora su Pellegrino & Zodyaco (che in realtà è un unico producer). Koiné appartiene a quel filone, inaugurato dai Nu Genea neanche dieci anni fa, di musica di origini napoletane con le radici ben salde nella disco music e una serie di contaminazioni (etno, latin, funk) che la rendono scoppiettante ed energica come poche. In pista funzionerà alla grande, poco ma sicuro.
Tony Canto, Anima
Idealmente dopo esservi scatenati in pista ci vuole un momento di chill out, e allora perché non dare un ascolto a Tony Canto, cantautore siciliano già arrivato al quinto disco, che in Anima ha messo insieme una serie di canzoni dolcissime, tra jazz e bossa nova, che vi potranno cullare fino al meritato riposo nel migliore dei modi…