Tutte le voci del pianoforte

Arciuli ad Ancona

Emanuele Arciuli
Emanuele Arciuli
Recensione
classica
Teatro Sperimentale, Ancona
Emanuele Arciuli
25 Febbraio 2025

Per la stagione concertistica degli Amici della Musica di Ancona Emanuele Arciuli ha presentato “Piano voice”, un viaggio tra musiche di diversa estrazione culturale accomunate dalla cantabilità, ossia dalla presenza di una melodia in rilievo  su un accompagnamento più o meno uniforme e che tende ad avvicinarsi più che sia possibile alla espressività della voce che canta, riprendendone le inflessioni e i respiri.

Per quanto strumento percussivo, la cantabilità è una delle qualità a cui i compositori di musica per pianoforte hanno aspirato fin dalle origini di questo strumento,  da Carl Philip Emanuel Bach, che nel suo saggio sulla tastiera consiglia a chi suona di “imparare l’arte del canto e di ascoltare attentamente i buoni cantanti”,   fino a Chopin che invitava  i suoi allievi ad ascoltare i cantanti italiani e che prendeva ispirazione dalle melodie belliniane. 

Sobrio, raccolto, scevro da qualsiasi esibizionismo anche mnemonico (è uno dei rari pianisti a suonare con lo spartito) ma nello stesso tempo molto comunicativo con il pubblico, Arciuli ha suddiviso il programma del concerto tra Europa ed America. Nella prima parte quindi i Sei pezzi lirici di Grieg seguiti da sei Preludi di Nino Rota, e poi la prima Gnossienne di Satie eseguita senza soluzione di continuità con le Trois pièces (Pastorale, Inno, Toccata) di Poulenc. Brani in cui le atmosfere prevalenti sono state quelle oniriche, visionarie, incantatorie e dove protagonisti sono stati naturalmente la melodia e il lirismo, resi con grande raffinatezza timbrica  e accuratezza nel calibro sonoro.

Nella seconda parte Arciuli ha poi presentato il repertorio che predilige, quello americano, dando spazio ai temi e alle melodie delle culture “minori”: due brani che elaborano e trasfigurano canti navajo, Navajo Vocables n.1 e 4 del compositore  e pianista Connor Chee, nato nel 1987 e cresciuto in una riserva dell’Arizona, e Trouble Waters, ispirato ad uno spiritual,  di una delle prime pianiste e compositrici afro americane ad ottenere fama negli Stati Uniti,  Margaret Bonds. 

A seguire un omaggio a Thelonious Monk con due delle variazioni su  Round Midnight appartenenti al grande ciclo della durata di un’ora e mezza che Arciuli, egli  stesso dedicatario di molte composizioni  di musicisti statunitensi,  più di venti anni fa commissionò loro: Monk’s Trope di John Harbison e Monk in the Kitchen (Thelonious aveva il pianoforte in cucina) di Michael Daugherty, entrambi brani straordinari per  varietà ritmica e per gli effetti sonori ricavati dallo strumento. 

In chiusura Winnsboro Cotton Mill Blues, dalle North American Ballads di Frederic Rzewski, compositore che Arciuli definisce come tra i più grandi degli ultimi cinquanta anni: brano di grande impatto e difficoltà,  che si apre con la simulazione  del rumore prodotto da  una macchina attraverso il ritmo rigoroso e assordante della percussione e dei cluster sui bassi profondi del pianoforte per poi dare spazio ad un blues ispirato al canto degli schiavi.  

Concerto bellissimo ed interessante, molto applaudito dal pubblico, a cui Arciuli ha dedicato come bis The man I love di Gershwin  e, a sorpresa,  un foglio d’album di Beethoven, Abschieds Gedanken

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