Il 29 marzo la prima al Teatro La Scala di Milano di L'Opera seria di Florian Leopold Gassman rappresentata a Vienna nel 1769, una delle prime del genere. Prima volta anche al teatro milanese che un tandem di assoluto rilievo, Laurent Pelly che ne cura la regia e Christophe Rousset che dirige Les Talens Lyriques integrati da alcuni musicisti dell’orchestra scaligera, come di consuetudine in queste occasioni, rende la proposta particolarmente interessante. Ho parlato con Christophe Rousset della produzione.
L’Opera seria è una messa alla berlina dell’opera del ‘700 ricca di arie di agilità, voci di castrati… Qual è l’importanza di questa opera oggi?
«È semplicemente una satira sull’opera come genere. Satira, ancora valida oggi. La prova migliore è che durante le prove di questa produzione abbiamo avuto esattamente la stessa situazione con cantanti, con il libretto e con i ballerini! È veramente un qualcosa che si ripete nel mondo dell’opera. Debbo dire che il libretto è molto raffinato. Molto bello perché capisce e percepisce tutte le problematiche di mettere insieme un’opera che sia seria o no».
Osservazione interessante che un libretto settecentesco rispecchi i problemi della messa in scena ancora oggi. Le critiche dell’opera di Gassman sono valide ancora oggi?
«Sì, esattamente! L’arrivo di un soprano arrabbiato, i problemi con i costumi, i problemi con la copia dell’opera… dice, infatti, il libretto: “Lo spartito è pieno di errori”. In effetti la partitura che abbiamo usata è pieno di errori! Ci sono sempre gli stessi problemi e le stesse situazioni».
Qual è l’importanza di questa opera nella storia della lirica?
«Direi che è uno dei primi drammi giocosi rappresentati a Vienna. Prima ancora di quelli di Antonio Salieri, di Wolfgang Amadeus Mozart… Gassman era stato attivo a Venezia, dove è nato questo genere, il ‘dramma giocoso’ con Baldassarre Galuppi e Carlo Goldoni. Qui abbiamo un’opera chiaramente ispirata da questo spirito veneziano ma viene rappresentata a Vienna. Sicuramente sarà stata una novità innovativa per molti aspetti proprio perché viene rappresentata un’opera seria nell’opera. C’è anche un pizzico di opera seria in stile napoletano e, anche, lo stile leggero, a volte anche più popolare, dello stile comico veneziano. È un bel contrasto. Poi l’aspetto meta-teatrale (l’opera nell’opera) è una cosa del tutto nuova. Si deve pensare che nel primo atto si mettono insieme tutti gli elementi: il compositore, il librettista, l’impresario, il maestro di ballo, i cantanti… tutti subito litigano: chi non è contento del ruolo… Poi arrivano i cantanti, i libretti… nuova baruffa perché la prima donna non è citata comme il faut. E così via… cantando. Nel secondo atto, il compositore fa capire l’andamento dell’opera. La lezione di canto del tenore è un momento particolarmente brillante. Il terzo atto è la rappresentazione de L’Opera seria che va molto male. Una catastrofe! La conclusione è quella della messa in scena di un’opera difficile con l’impresario scappa con la cassa. Tutta la situazione è particolare e, debbo dire, inedita perché non si era mai vista sulla scena un’opera nell’opera così».
È soltanto un’opera comica o è una presa di posizione per la riforma dell’opera di Gluck?
«No, è una ‘opera seria’ come deve essere un’opera seria con le arie lunghissime e ricche di coloriture. No, non si parla affatto della riforma».
Come mai Gassman a Milano? Chi ha scelto il titolo?
«Dominique Meyer che l’aveva programmata al Théãtre de Champs Elysées quando era direttore. Io la vidi in quel teatro. Ho pensato che riproporla potesse avere un senso perché è una visione dell’opera ancora valida. Secondo me, la comicità viene solo dal libretto e non dalla musica. La musica non è per niente comica. La comicità è nelle parole, nel libretto, nelle situazioni… il comico della ripetizione. Forse c’è il verso dell’asino nella musica perché ‘Asino’ è una battuta che ricorre nel libretto. Ma a parte questo, non c’è niente di comico in questa opera, nella musica, intendo».
Mi sembra che abbia sempre voluto lavorare con il regista Laurent Pelly, che qui cura la regia. Come è questo primo incontro?
«È vero, era un mio desiderio.Bellissimo. L’intesa è perfetta anche perché Laurent prende il comico… molto sul serio. Non è mai solo gag. Non è mai volgare… tutto è molto raffinato, preciso. Questo lo apprezzo molto. Molto.Inoltre, nei pochi tagli che abbiamo dovuto fare, siamo stati sempre d’accordo per dare un racconto drammatico coerente. Insomma, l’intesa è veramente perfetta».
Sarà una messa in scena tradizionale o innovativa?
«Tutte e due direi perché i costumi sono come quelli del ‘700 ma non esattamente nello stile settecentesco. Anche nelle danze ci sono elementi moderni. Tutto all’insegna del buongusto, direi».
Ha già diretto in precedenza un’opera di Gassman?
«No, è la prima volta ma mi interessa molto perché è l’anello mancante fra Christoph Willibald Gluck ed il giovane Mozart».
Il cast è molto numeroso. Ci sono anche due contro-tenori. voci che non ama particolarmente…
«Esattamente, sono le madri delle cantanti che arrivano improvvisamente, arrivano alla fine dell’opera ma hanno solo tre battute. Ma l’elemento comico apportato da questi tre personaggi en travesti è molto efficace. La tessitura è molto alta. Avrebbero potuto cantarla due soprani o mezzo-soprani. Invece la terza madre è un… tenore. Quindi per questi ruoli sono necessari tre travestiti».
Quali sono le difficoltà di mettere in scena un titolo come questo a La Scala, e soprattutto oggi?
«Un titolo assolutamente sconosciuto dal pubblico del teatro, quindi è una sfida attrarlo e farne un successo. Poi io devo anche trovare un modo di sedurre l’orchestra del teatro perché l’orchestra che dirigo è composta da elementi de Les Talent Lyriques e da alcuni Professori de La Scala per portare a rappresentare questo repertorio e difenderlo al meglio possibile. Poi, ovviamente, la difficoltà è il comico che è ben più difficile della tragedia. Quindi per la regia, per la precisione richiesta ai cantanti, che è una cosa molto difficile. Anche questa è una sfida dal punto di vista scenico».
È prevista una ripresa o un’incisione?
«La ripresa è prevista a Vienna al Teather an der Wien. Mi fa piacere perché è un compositore che benché ceco (la Cechia faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico), scrisse l’opera a Vienna, quindi rifarlo in quella città che fu la capitale del impero, ha un suo perché. Non è prevista nessuna incisione ma sarà trasmesso in streaming sul sito de La Scala».